POLITICA
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Khamenei lancia l’allarme: un attacco USA all’Iran rischia di incendiare l’intera regione
Dopo le minacce di guerra di Trump, le tensioni tra Teheran e Washington hanno raggiunto il livello più alto.
Khamenei lancia l’allarme: un attacco USA all’Iran rischia di incendiare l’intera regione
La Guida Suprema dell'Iran Ali Khamenei parla durante un incontro a Teheran, Iran, il 17 gennaio 2026 [ARCHIVIO]. / AP
2 febbraio 2026

L’Ayatollah Ali Khamenei, Guida Suprema dell’Iran, ha avvertito che un eventuale attacco degli Stati Uniti contro l’Iran rischierebbe di innescare una guerra regionale.

«Se questa volta saranno gli Stati Uniti d’America (USA) a dare inizio a una guerra, il conflitto si estenderà a tutta la regione», ha dichiarato Khamenei in un discorso tenuto domenica a Teheran, alla vigilia del 47° anniversario della Rivoluzione del 1979, che pose fine al regime di Reza Pahlavi.

Khamenei ha definito «nulla di nuovo» il dispiegamento da parte di Washington di portaerei e navi da guerra nel Golfo Persico, ricordando che in passato i funzionari statunitensi hanno più volte lanciato avvertimenti simili, affermando frequentemente che «tutte le opzioni sono sul tavolo», includendo così anche l’opzione militare.

Alludendo al presidente degli Stati Uniti Donald Trump, Khamenei ha osservato: «Ora anche quest’uomo continua a ripetere cose come “abbiamo portato le navi da guerra”».

La Guida Suprema ha sottolineato che il popolo iraniano non dovrebbe temere tali minacce, affermando che «la nazione iraniana non si lascia influenzare da queste intimidazioni».

Mercoledì Trump ha scritto sui social media che una gigantesca «armata» stava avanzando verso l’Iran, invitando Teheran ad avviare immediatamente negoziati.

Queste dichiarazioni hanno alimentato le speculazioni su un possibile attacco militare statunitense, suscitando dure reazioni da parte delle autorità iraniane e dando luogo a un’intensa attività diplomatica nella regione.

«Di natura golpista»

Khamenei ha ribadito che l’Iran non darà avvio ad alcun conflitto e che «non intende attaccare nessun Paese», ma ha avvertito che risponderà con un «colpo risolutivo» contro chiunque attacchi o provochi la Repubblica islamica.

Commentando le recenti proteste antigovernative in Iran, Khamenei ha definito le manifestazioni come movimenti «di natura golpista», poi sventati. Ha sostenuto che i disordini miravano a «smantellare centri sensibili e decisivi» coinvolti nella gestione del Paese.

Le autorità iraniane hanno descritto coloro che hanno compiuto atti di violenza durante le proteste come «rivoltosi» e «terroristi», accusando Stati Uniti e Israele di sostenerli.

Mentre aumentano i timori per un possibile attacco militare statunitense contro l’Iran, sono emersi anche segnali che lasciano intravedere una possibile distensione delle tensioni.

Sabato, l’alto esponente iraniano Ali Larijani ha dichiarato che si è ormai delineato un «quadro strutturato» per i negoziati e che il processo sta avanzando, ridimensionando al contempo le valutazioni allarmistiche diffuse dai media.

Trump ha inoltre dichiarato ai giornalisti che l’Iran sta portando avanti «colloqui seri» con Washington.

Larijani si è recato personalmente a Mosca, dove, secondo quanto riferito, ha avuto incontri con il presidente russo Vladimir Putin. I dettagli dell’incontro non sono stati ancora resi pubblici.