POLITICA
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Qalibaf: Trump può iniziare una guerra, ma non può controllarne l’esito
Il presidente del Parlamento iraniano ha respinto l’idea di un dialogo imposto dopo i segnali di una possibile azione militare da parte di Trump, sottolineando che veri negoziati devono portare benefici concreti al popolo iraniano.
Qalibaf: Trump può iniziare una guerra, ma non può controllarne l’esito
[FILE] Trump ha detto che una "massiccia armata" si stava muovendo verso l'Iran. / AP
29 gennaio 2026

Il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Baqer Qalibaf, ha affermato che il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, “può iniziare una guerra, ma non può controllarne l’esito”, ribadendo che Teheran è disponibile solo a negoziati “reali e non imposti con la forza”.

In un’intervista rilasciata mercoledì sera alla CNN, Qalibaf ha dichiarato: “Siamo pronti a negoziare. Tuttavia, non riteniamo che questo sia il tipo di dialogo che il presidente americano intende realmente portare avanti”.

Il presidente del Parlamento ha accusato Washington di compromettere il percorso diplomatico ricorrendo alla forza, sottolineando che gli Stati Uniti “hanno bombardato il tavolo dei negoziati due giorni prima del sesto round di colloqui con l’Iran”.

Qalibaf ha inoltre chiarito che l’Iran non prenderà parte a negoziati privi di risultati concreti, affermando: “Non ci saranno colloqui finché non saranno garantiti gli interessi economici del popolo iraniano. Non consideriamo le imposizioni come una forma di negoziato”.

“Venite al tavolo delle trattative”

Qalibaf ha inoltre avvertito che negoziati condotti sotto la pressione militare non farebbero altro che aggravare le tensioni. “I colloqui all’ombra della guerra alimentano l’escalation. Se Trump aspira al Premio Nobel per la Pace, dovrebbe prendere le distanze dai guerrafondai e dai sostenitori della resa che lo circondano”, ha affermato.

Le dichiarazioni arrivano dopo l’ultimo intervento di Trump, che ha annunciato l’invio di una “grande flotta” verso l’Iran e ha invitato Teheran a “sedersi al tavolo delle trattative”.

Le autorità iraniane hanno risposto con avvertimenti su possibili scenari di guerra e ritorsioni, ribadendo che Teheran è pronta al dialogo solo a condizioni eque e non coercitive.

Dal 28 dicembre l’Iran è attraversato da ondate di proteste scoppiate nel Grand Bazaar di Teheran in seguito al rapido deprezzamento del rial e al deterioramento delle condizioni economiche. Le manifestazioni si sono successivamente estese a diverse città del Paese.

Le autorità iraniane hanno accusato Stati Uniti e Israele di sostenere “gruppi armati ribelli” con l’obiettivo di creare un pretesto per un intervento esterno, avvertendo che qualsiasi attacco statunitense riceverebbe una risposta “rapida e massiccia”.