Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha affermato che l’Iran sta adottando una linea «dura» nei negoziati sul nucleare, mentre proseguono i colloqui indiretti tra Washington e Teheran, sostenendo che per risolvere la situazione in modo pacifico potrebbe essere necessario «incutere timore».
Parlando venerdì ai militari in servizio a Fort Bragg, nella Carolina del Nord, Trump ha dichiarato: «Stanno rendendo difficile raggiungere un accordo. A volte serve il “timore”: è l’unica cosa che può davvero sistemare la situazione».
Le sue dichiarazioni arrivano dopo che funzionari statunitensi hanno confermato il dispiegamento di una seconda portaerei in Medio Oriente. Trump ha spiegato che la decisione mira a garantire che il Paese sia pronto nel caso in cui i negoziati dovessero fallire.
Il presidente ha inoltre affermato che un cambio di governo in Iran sarebbe «la cosa migliore che possa accadere».
Alla domanda di un giornalista se desiderasse un «cambio di regime» in Iran, Donald Trump ha risposto: «Penso che sarebbe la cosa migliore che possa accadere». «Parlano da 47 anni. Nel frattempo, mentre loro parlavano, noi abbiamo subito molte perdite», ha aggiunto ai cronisti.
Diplomazia sotto pressione
In precedenza Trump aveva affermato che i colloqui con l’Iran sono in corso ma restano incerti. La scorsa settimana Oman ha fatto da mediatore tra le due parti.
Un portavoce del ministero degli Esteri iraniano ha dichiarato che il contatto ha consentito a Teheran di valutare la serietà di Washington e ha mostrato l’esistenza di un terreno comune sufficiente per proseguire la diplomazia. Il prossimo round di colloqui non è stato ancora annunciato.
Nel suo intervento Trump ha anche ricordato il bombardamento statunitense dei siti nucleari iraniani avvenuto lo scorso giugno, presentandolo come parte di una più ampia strategia di deterrenza.
La visita a Fort Bragg ha incluso un incontro con le forze speciali coinvolte in un’operazione del 3 gennaio contro Nicolás Maduro. Trump ha elogiato i militari, collegando le loro azioni alla proiezione di potere degli Stati Uniti all’estero.
Il discorso ha avuto anche toni apertamente politici: il presidente ha attaccato gli avversari democratici e ha avvertito che, se alle elezioni di novembre dovessero conquistare il controllo del Congresso degli Stati Uniti, l’esercito verrebbe indebolito.
Le dichiarazioni riflettono l’approccio dell’amministrazione, volto a bilanciare la diplomazia con la pressione mentre proseguono i negoziati con Teheran, segnalando che l’opzione militare resta sul tavolo.









