Le Nazioni Unite hanno denunciato il protrarsi delle evacuazioni forzate nella Cisgiordania occupata da Israele, riferendo che dall’inizio del 2026 oltre 900 palestinesi sono stati costretti a lasciare le proprie case a causa dell’aumento della violenza dei coloni israeliani illegali e delle demolizioni.
In una dichiarazione rilasciata giovedì, il portavoce dell’ONU Stéphane Dujarric, citando l’Ufficio per il Coordinamento degli Affari Umanitari (OCHA), ha affermato che «dall’inizio del 2026 si registrano livelli estremamente elevati di sfollamenti, con oltre 900 palestinesi allontanati con la forza dalle proprie abitazioni e comunità, principalmente in seguito alla violenza dei coloni e alle demolizioni attuate dopo restrizioni di accesso».
«Si tratta di dati aggiornati a ieri», ha aggiunto Dujarric. «Solo nelle ultime due settimane, dal 20 gennaio fino a questo lunedì, l’OCHA ha documentato oltre 50 attacchi da parte di coloni israeliani che hanno provocato vittime, danni alle proprietà o entrambi».
Il portavoce ha inoltre precisato che l’OCHA «ha condotto valutazioni preliminari dei danni e dei bisogni successivamente a questi episodi, valutazioni che guideranno le attività di risposta umanitaria dell’ufficio e dei suoi partner».
Dujarric ha infine richiamato l’attenzione sul continuo deterioramento della situazione umanitaria nella Striscia di Gaza sottoposta all’assedio israeliano, sottolineando che le perdite di vite umane continuano.
Dujarric ha riferito che, secondo le autorità sanitarie, «nelle ultime 24 ore sono stati segnalati decine di morti e feriti e che molte persone non sono riuscite a raggiungere le squadre di intervento d’emergenza», aggiungendo: «Vorrei ricordare che tutte le parti devono adempiere agli obblighi derivanti dal diritto internazionale umanitario per proteggere la popolazione civile e le infrastrutture civili».
Sottolineando inoltre l’urgenza delle evacuazioni mediche, Dujarric ha dichiarato che l’Organizzazione Mondiale della Sanità e i suoi partner «hanno sostenuto l’evacuazione medica di almeno otto pazienti e 17 accompagnatori da Gaza verso l’Egitto attraverso Rafah», precisando che in precedenza erano già stati evacuati sette pazienti e 14 accompagnatori.
Dujarric ha infine affermato che «oltre 18.500 pazienti a Gaza continuano ad avere bisogno di cure specialistiche non disponibili localmente», rinnovando l’appello alla riapertura delle rotte di trasferimento verso la Cisgiordania occupata, inclusa Gerusalemme Est occupata.
Una guerra silenziosa
All’inizio della settimana, il commissario generale dell’UNRWA, Philippe Lazzarini, ha lanciato l’allarme su quella che ha definito una «guerra silenziosa» caratterizzata da livelli record di violenza nella Cisgiordania occupata.
Lazzarini ha affermato che, a seguito dell’operazione israeliana «Iron Wall», decine di migliaia di palestinesi sono stati sfollati, definendola la più grande ondata di sfollamenti nella regione dal 1967, e ha aggiunto che le abitazioni vengono progressivamente demolite per impedire il ritorno degli sfollati.
Dall’ottobre 2023, più di 1.000 palestinesi sono stati uccisi nella Cisgiordania occupata dall’esercito israeliano e da coloni sionisti armati, circa la metà dei quali erano bambini.
Lazzarini ha inoltre avvertito che gli attacchi dei coloni illegali continuano a rimanere impuniti, distruggendo i mezzi di sussistenza e sradicando intere comunità. Ha infine sottolineato che, mentre l’attenzione globale è concentrata su Gaza, le violazioni del diritto internazionale umanitario nella Cisgiordania occupata vengono normalizzate, nonostante richiedano un intervento urgente.

















