Opinione
OPINIONE
7 min di lettura
'Non è la nostra guerra': gli alleati europei si distaccano da Washington sulla sua guerra contro l'Iran
In risposta alla guerra degli Stati Uniti e di Israele contro l'Iran e alle minacce di Trump contro la NATO, i leader europei stanno dimostrando un livello di indipendenza strategica senza precedenti.
'Non è la nostra guerra': gli alleati europei si distaccano da Washington sulla sua guerra contro l'Iran
Gli stati europei hanno fermamente resistito a partecipare alla guerra USA-Israele contro l'Iran, che ha causato migliaia di vittime nella regione. / AP

Martedì la prima ministra italiana Giorgia Meloni ha interrotto un patto di difesa con Israele poco dopo aver difeso il Papa, criticato dal presidente statunitense Donald Trump.

L’Italia ora percorre una strada autonoma, e gli Stati Uniti sono scontenti per il crescente divario con uno dei loro più forti alleati transatlantici.

L’episodio mette in evidenza le crescenti divergenze tra gli USA e i partner europei su come affrontare la guerra con l’Iran e la crisi nello Stretto di Hormuz.

Gli Stati europei si sono fermamente rifiutati di unirsi alla guerra contro l’Iran, che ha causato migliaia di vittime nella regione, ha trascinato il Libano in un nuovo conflitto, ha fatto salire i prezzi dell’energia e ha offuscato le prospettive economiche globali.

Ecco uno sguardo più da vicino sulla posizione dei principali paesi europei.

Italia: «Non siamo in guerra»

L’Italia si è notevolmente distanziata dalla campagna militare, sospendendo martedì il suo accordo di cooperazione in materia di difesa con Israele.

In precedenza la premier Giorgia Meloni aveva annunciato che il territorio italiano non sarebbe stato usato per attacchi statunitensi o israeliani, definendo la guerra Stati Uniti‑Israele contro l’Iran «al di fuori del quadro del diritto internazionale».

«Non siamo in guerra e non vogliamo entrare in una guerra», ha dichiarato l’11 marzo. Di conseguenza, le autorità italiane hanno negato il transito ai bombardieri statunitensi attraverso la base di Sigonella, citando i «vincoli costituzionali» di Roma riguardo a guerre non dichiarate.

Questa frattura diplomatica si è aggravata dopo lo scontro pubblico tra Meloni e Donald Trump sul Papa Leo XIV. Dopo che il Pontefice ha espresso solidarietà ai palestinesi e si è opposto alla guerra contro l’Iran, Trump ha criticato duramente il pontefice.

Meloni ha difeso prontamente il Papa martedì, condannando le parole di Trump come «inaccettabili» e affermando che i leader religiosi non devono ricevere ordini dai politici.

In risposta alle dichiarazioni di Meloni, Trump ha detto martedì di essere «scioccato» dalle sue posizioni, sostenendo che non stesse «aiutando» gli USA su questioni legate alla NATO e alle trattative sull’Iran.

La sua posizione ha ottenuto un raro sostegno bipartisan. Mercoledì la principale leader dell’opposizione italiana, Elly Schlein, ha difeso la premier dichiarando: «Nessun capo di stato estero può permettersi di attaccare, minacciare o mostrare mancanza di rispetto verso il nostro Paese o il nostro governo.»

Il Vaticano: il Papa Leo denuncia la «delusione di onnipotenza»

Durante la veglia pasquale, il Papa Leo XIV ha pronunciato una severa condanna dell’escalation del conflitto e si è fortemente opposto alla guerra contro l’Iran.

«Basta con l’idolatria del sé e del denaro! Basta con l’esibizione della forza! Basta con la guerra!», ha affermato il Pontefice l’11 aprile.

In risposta alla posizione del Papa, il presidente statunitense Donald Trump lo ha criticato sui social media il 13 aprile, definendolo «debole sulla criminalità» e affermando: «Non voglio un Papa che stia bene con l’Iran che possiede un’arma nucleare.»

Rivolgendosi direttamente all’ostilità di Trump il giorno successivo, il Papa Leo ha respinto con fermezza le sue osservazioni: «Non ho paura né dell’amministrazione Trump, né di parlare forte.»

Germania: «La Germania non è parte della guerra»

Berlino ha assunto una delle posizioni più nette contro la partecipazione a eventuali attacchi congiunti USA‑Israele. Il cancelliere Friedrich Merz ha detto il 18 marzo che la Germania «avrebbe sconsigliato di perseguire questa linea d’azione» e si è rifiutata di schierare forze nello Stretto di Hormuz, affermando che il paese «non parteciperà a garantire la libertà di navigazione… con mezzi militari.»

Questa presa di posizione netta era stata delineata all’inizio del mese dal ministro della Difesa Boris Pistorius. Il 4 marzo ha dichiarato: «La Germania non è parte della guerra. Le Forze Armate tedesche non parteciperanno.» Avvertendo che «iniziarsi le guerre è molto più facile che finirle», ha aggiunto che gli Stati Uniti non dispongono di una strategia d’uscita. Ha sottolineato la via diplomatica tramite UE e ONU piuttosto che l’impegno militare.

Regno Unito: «Non è la nostra guerra»

Nonostante i legami storici con gli USA, Londra ha inizialmente rifiutato di permettere agli Stati Uniti di usare basi militari britanniche per la prima ondata di attacchi contro l’Iran. Successivamente i funzionari hanno chiarito che qualsiasi accesso limitato alle strutture del Regno Unito sarebbe stato ristretto al supporto difensivo e non alla partecipazione a operazioni offensive.

La frattura transatlantica è emersa pubblicamente già il 4 marzo, quando Trump ha criticato duramente il Regno Unito per essere «troppo lento» nel sostenere Washington, prendendo in giro il primo ministro Keir Starmer definendolo «non un Winston Churchill.»

Il divario si è approfondito significativamente il 13 aprile quando Keir Starmer ha rifiutato formalmente le richieste statunitensi di inviare navi della Royal Navy per proteggere lo Stretto di Hormuz. Insistendo sul fatto che il conflitto in Iran «non è la nostra guerra», Starmer ha dichiarato che il Regno Unito non si farà «trascinare in essa.»

Il primo ministro ha invece invocato un maggiore allineamento con i partner europei sulle politiche di sicurezza ed energetiche mentre la crisi si evolve.

Spagna: «Non saremo vassalli di nessuno»

Il governo spagnolo è stato il critico europeo più esplicito della guerra USA‑Israele contro l’Iran. Prendendo misure concrete, Madrid è andata oltre ogni altro membro della NATO chiudendo completamente il proprio spazio aereo ai velivoli statunitensi coinvolti nel conflitto, insistendo che le sue basi possano essere usate solo per la difesa collettiva della NATO, non per guerre unilaterali americane.

Questa ferma opposizione è iniziata all’inizio del conflitto. A fine febbraio il premier Pedro Sánchez ha denunciato gli attacchi all’Iran come «sconsiderati e illegali».

Il governo spagnolo ha rinnovato la sua posizione il 4 marzo quando Pedro Sánchez ha dichiarato che la Spagna si oppone con fermezza al «disastro» della guerra in corso in Medio Oriente. Nello stesso giorno la vicepremier María Jesús Montero ha risposto in modo deciso alle pressioni esterne affermando: «Di certo non saremo i vassalli di nessuno. Non tollereremo minacce e difenderemo i nostri valori.»

Francia: «La Francia non fa parte di questa guerra»

La Francia si è decisa a prendere le distanze dalla guerra, bloccando dal suo spazio aereo gli aeromobili statunitensi e israeliani che trasportavano armi fin dall’inizio dell’escalation. Il 28 febbraio il presidente Emmanuel Macron aveva avvertito che attacchi USA‑Israele contro l’Iran potrebbero scatenare una «catastrofe» regionale.

Il 3 marzo Macron ha messo in guardia che interventi condotti «al di fuori del diritto internazionale» minacciano la stabilità regionale. Di conseguenza, il suo governo ha confermato che la Francia non si sarebbe unita a coalizioni offensive Usa per sbloccare lo Stretto di Hormuz, proponendo invece un’iniziativa europea di sicurezza marittima «una volta che la guerra sarà de‑escalata».

Il Presidente ha ribadito questa posizione netta il 6 marzo, dichiarando che la Francia «non fa parte di questa guerra.» Il 1° aprile la ministra delegata all’Esercito Alice Rufo ha rafforzato questo confine, affermando che «la NATO esiste per la sicurezza euro‑atlantica», non per operazioni offensive a Hormuz.

NATO: appelli all’unità in mezzo alle fratture

La guerra USA‑Israele contro l’Iran ha messo in luce profonde fratture all’interno della NATO, con gli alleati europei che si sono fermamente rifiutati di unirsi all’offensiva di Washington. L’alleanza ha mantenuto una netta distanza, limitando il suo ruolo esclusivamente a misure difensive.

Infuriato per la mancanza di sostegno, Trump ha criticato duramente il blocco, bollandolo come una «tigrotta di carta» e minacciando di riconsiderare l’appartenenza degli USA. «Paghiamo trilioni di dollari per la NATO, e loro non sono stati lì per noi», ha detto Trump ai giornalisti il 9 aprile, avvertendo che l’alleanza è sottoposta a un «esame molto serio.»

Mentre l’attuale segretario generale della NATO Mark Rutte ha cercato di attenuare le tensioni a Washington, il suo predecessore Jens Stoltenberg ha condannato apertamente l’attacco USA‑Israele il 21 marzo, affermando che «non ha alcuna base nel diritto internazionale.»