Türkiye ha introdotto una nuova normativa per regolamentare l'uso dei social media da parte dei minori di 15 anni.
La legge, approvata dalla Grande Assemblea Nazionale il 23 aprile, vieta ai minori di 15 anni l'apertura di account su queste piattaforme e obbliga i fornitori a introdurre controlli parentali chiari, compreso il monitoraggio del tempo di utilizzo e l'ottenimento del consenso per la registrazione.
Le piattaforme devono inoltre affrontare prontamente i reclami e intervenire contro la pubblicità ingannevole; le violazioni possono comportare sanzioni, inclusi divieti pubblicitari o restrizioni della larghezza di banda.
Anche le piattaforme di gioco digitale sono tenute a implementare classificazioni per età. La legge entrerà in vigore sei mesi dopo la sua pubblicazione nella gazzetta ufficiale.
Il dilemma di Der Spiegel
Il modo in cui i media presentano un argomento ai loro lettori, utilizzando specifici quadri interpretativi, influenza in modo decisivo la comprensione del punto di vista opposto.
Le organizzazioni mediatiche fanno largo uso di questo metodo per guidare e plasmare le percezioni delle persone su un determinato tema e su come dovrebbero pensarne.
Sebbene le aziende mediatiche siano in gran parte consapevoli che questa pratica sia non etica e contraddica la teoria dei media, non abbandonano il loro atteggiamento zelante nel framing dei contenuti.
Per quanto riguarda la Türkiye, le aziende mediatiche europee hanno fornito costantemente esempi particolarmente evidenti di questo.
Anche il modo in cui Der Spiegel presenta le attuali norme giuridiche ne è un forte esempio.
La reazione giornalistica di Der Spiegel allo stesso tipo di regolamentazione, sia che sia prevista dall'Unione Europea (UE) sia che sia attuata dalla Türkiye, è diametralmente opposta.
Definire ciò una mera contraddizione è troppo semplicistico, poiché è evidente un chiaro pregiudizio.
Mentre Der Spiegel definisce la regolamentazione dell'UE come «protezione e regolamentazione», ritrae la stessa misura adottata dalla Türkiye come un «divieto controverso e sorveglianza».
Da ogni prospettiva, questo rivela una chiara incoerenza.
Critiche a DW Turkish
Anche il modo in cui DW Turkish presenta questa regolamentazione giuridica mostra una certa distorsione.
In un testo che inizialmente appare come un resoconto neutrale, vengono inserite in numerosi punti frasi come «si teme che questo divieto possa colpire anche gli adulti» o «ci sono preoccupazioni che l'applicazione potrebbe in realtà prendere di mira utenti adulti».
Ciò crea per il lettore un quadro interpretativo negativo.
Questo approccio contraddice sia i principi giornalistici sia l'obiettivo di offrire ai lettori contenuti pluralistici.
Anche la rappresentazione delle VPN come «software usati per eludere la censura in paesi come la Türkiye con divieti di internet» è criticata in quanto riflette una prospettiva distorta.
Già nel 2020, DW Turkish assunse una posizione simile, ritraendo in modo negativo le regolamentazioni sui social media della Türkiye.
All'epoca si sosteneva che tali regolamentazioni fossero possibili «in paesi con alti standard giuridici come la Germania», mentre «comportano un alto rischio di abuso in stati autocratici».
Sebbene questa posizione sembri essersi attenuata oggi, rimane comunque percepibile.
Ricerca di soluzioni
Non solo la Türkiye, ma numerosi paesi in tutto il mondo stanno cercando soluzioni per proteggere i bambini dai rischi associati ai social media.
Molti Stati stanno adottando misure per limitare l'accesso ai social media ai minori di 15 anni.
A questo si aggiungono problemi in aumento come deficit dell'attenzione, bullismo, perdita di motivazione, glorificazione delle armi e radicalizzazione, che stanno diventando più evidenti nel corso della digitalizzazione.
Questo tema è tra gli argomenti più discussi a livello mondiale.
L'Australia è stato il primo paese a introdurre tale normativa, limitando l'accesso ai minori di 16 anni a piattaforme come TikTok, Instagram, Snapchat, X e Facebook nel dicembre 2025.
Anche la Francia ha compiuto nuovi passi, con una legge corrispondente approvata dal Senato. Diversi paesi asiatici hanno regolamentazioni simili.
Danimarca e Norvegia stanno lavorando a divieti per i minori di 15 e 16 anni, rispettivamente. Il primo ministro norvegese Jonas Gahr Store ha dichiarato che un disegno di legge corrispondente sarà presentato più tardi quest'anno.
Il dibattito è in corso anche in Gran Bretagna. Il primo ministro Keir Starmer ha sottolineato che le norme esistenti non sono sufficienti a proteggere i bambini dalle influenze dannose di Internet.
La Grecia ha annunciato che vieterà l'uso dei social media ai minori di 15 anni a partire dal 1º gennaio 2027.
A livello UE, la presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha dichiarato che una nuova «applicazione di verifica digitale dell'età» è tecnicamente pronta per l'uso e sarà introdotta a breve. Ciò dimostra che esiste già un ampio consenso in questo ambito.
In generale, è chiaro che molti Stati — nonostante i diversi approcci — affrontano una sfida comune: proteggere i bambini in un mondo sempre più digitale.
Con questa nuova normativa, la Türkiye si colloca in questo sviluppo globale e persegue l'obiettivo di proteggere i bambini dagli effetti negativi delle reti digitali.
L'articolo è stato pubblicato originariamente su TRT DEUTSCH.















