Crescono le richieste di sospensione dell’Accordo di associazione tra Unione Europea e Israele

Oltre 60 organizzazioni umanitarie e sindacati, in una lettera congiunta inviata all’Unione Europea, hanno accolto con favore gli impegni di Spagna, Irlanda, Slovenia, Belgio e Paesi Bassi a vietare le importazioni di beni provenienti da Israele.

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Manifestazione a sostegno dei Palestinesi a Dublino. / Reuters

Oltre 60 organizzazioni umanitarie e sindacati hanno invitato l’Unione Europea a sospendere l’accordo di associazione con Israele, a vietare il commercio con gli insediamenti illegali e a interrompere tutti i trasferimenti di armi.

In una lettera congiunta pubblicata giovedì, si sollecita l’UE ad “adottare misure da tempo necessarie, in particolare la sospensione dell’Accordo di Associazione UE-Israele, come proposto nel settembre 2025 dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen”.

La lettera chiede inoltre ulteriori passi per garantire il rispetto del diritto internazionale, tra cui il divieto di commercio con gli insediamenti illegali di Israele e la sospensione di tutte le forniture e dei transiti di armi verso Israele.

Nel documento si afferma che l’UE accusa Israele di violare l’articolo 2 dell’Accordo di Associazione UE-Israele, sottolineando che il Paese ha infranto i diritti umani e i principi democratici, e che le sue azioni in corso in Palestina e in Libano aggravano tale violazione e causano diffuse sofferenze.

La lettera richiama inoltre la legge sulla pena di morte applicata ai palestinesi, definendola “una grave violazione del diritto alla vita e a un equo processo” e “un’ulteriore fase delle leggi e politiche discriminatorie attuate dalle autorità israeliane nei confronti dei palestinesi”.

Peggioramento delle condizioni nella Cisgiordania occupata

La lettera richiama inoltre l’attenzione sul deterioramento delle condizioni nei territori occupati, sull’aumento delle attività di insediamento da parte delle forze di occupazione nella Cisgiordania occupata, nonché sugli sfollamenti, sulle violenze e sulle detenzioni di massa accompagnate da maltrattamenti nei confronti dei palestinesi.

Il documento avverte anche del protrarsi della crisi umanitaria a Gaza e del crescente rischio che essa si estenda al Libano, esprimendo preoccupazione per l’espansione dell’instabilità regionale e per le violazioni del diritto internazionale.

“Nell’ultimo periodo questi sviluppi si sono verificati dopo decenni di dichiarazioni dell’Unione Europea, rimaste senza risultati e in gran parte ignorate dalle autorità israeliane, così come gli appelli a una ‘soluzione a due Stati’”, si legge nella lettera.

Accogliendo con favore gli impegni di Spagna, Irlanda, Slovenia, Belgio e Paesi Bassi a vietare le importazioni di beni provenienti dagli insediamenti israeliani illegali, le organizzazioni hanno invitato anche l’UE a fare lo stesso, “in linea con la sua posizione di lunga data che condanna all’unanimità le politiche di insediamento di Israele come illegali e come un ostacolo alla soluzione dei due Stati che l’Unione afferma di sostenere”.

Le crescenti violazioni di Israele

La lettera sottolinea che, nonostante le ripetute richieste provenienti dagli Stati membri, dai deputati del Parlamento europeo, dalla società civile e dall’opinione pubblica europea, nel Consiglio dell’Unione Europea non è ancora stata raggiunta una “maggioranza qualificata” per sospendere le disposizioni commerciali dell’Accordo di associazione UE-Israele.

“Questa inattività rischia di rendere di fatto priva di significato la clausola sui diritti umani dell’Accordo di associazione, di compromettere ulteriormente la credibilità dell’UE e di rafforzare il senso di impunità che alimenta le crescenti violazioni di Israele”, si legge nella lettera.

Il documento evidenzia inoltre che l’UE e i suoi Stati membri dovrebbero sospendere immediatamente tutte le forniture e i transiti verso Israele di armi, munizioni, equipaggiamenti, tecnologie, componenti e beni a duplice uso, invitando a un’azione coordinata a livello istituzionale per impedire tali trasferimenti.

“Questo obbligo non è arbitrario, ma deriva sia dal diritto dell’UE sia dal diritto internazionale”, prosegue la lettera, aggiungendo che “le pratiche documentate in questa lettera sono il risultato prevedibile di decenni di impunità: il fallimento della comunità internazionale nel ritenere responsabili le autorità israeliane e la volontà di permettere che considerazioni politiche prevalgano sugli obblighi legali”.

La lettera ribadisce infine che le misure richieste dai firmatari non rappresentano soltanto scelte politiche, ma veri e propri obblighi giuridici, concludendo: “Ciò che manca è la volontà politica di agire. I popoli della Palestina e del Libano non hanno bisogno di preoccupazioni e condoglianze, ma di azioni e responsabilità. È tempo di agire da tempo.”