Erdogan: Türkiye mira a stabilizzare i conflitti attraverso una diplomazia incentrata sulla pace

Il presidente Recep Tayyip Erdogan, ha dichiarato che Ankara prosegue con determinazione le proprie iniziative «incentrate su pace, stabilità e sicurezza».

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Il Presidente turco Recep Tayyip Erdogan partecipa alla "Cerimonia di estrazione a sorte per 31.073 unità abitative Host Turkiye–Ankara" il 3 marzo 2026. / Anadolu Agency

Il presidente Recep Tayyip Erdogan ha dichiarato che la Türkiye sta compiendo intensi sforzi per risolvere le controversie attraverso una diplomazia orientata alla pace, promuovendo soluzioni al tavolo negoziale mediante dialogo e trattative, in modo equo e giusto.

Intervenendo martedì a un evento organizzato nella capitale Ankara, Erdogan ha ribadito che la Türkiye prosegue con determinazione le proprie iniziative «incentrate su pace, stabilità e sicurezza» nella regione.

Il capo dello Stato ha inoltre affermato che Ankara sta mettendo in campo ogni sforzo possibile per «liberare la regione da questa morsa» senza provocare ulteriore spargimento di sangue.

Le dichiarazioni arrivano nel pieno dell’offensiva militare congiunta lanciata sabato da Stati Uniti e Israele contro l’Iran, un’operazione che, secondo le informazioni disponibili, avrebbe causato la morte di numerosi alti funzionari iraniani, tra cui la Guida Suprema Ali Khamenei.

Mentre il conflitto si espande rapidamente, Teheran ha colpito non solo Israele ma anche diversi Paesi della regione – tra cui Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti – tutti sedi di installazioni e presenze statunitensi. Israele, dal canto suo, ha attaccato in Libano obiettivi di Hezbollah sostenuti dall’Iran.

Teheran ha inoltre sospeso le esportazioni energetiche dal Medio Oriente, bloccato la navigazione nel Golfo e provocato interruzioni produttive in un’area che si estende dal Qatar fino all’Iraq.

La decisione del Qatar di interrompere la produzione di gas naturale liquefatto (GNL) ha già determinato un aumento dei prezzi dell’energia in Europa.

Il conflitto comporta il rischio di innescare una nuova ondata inflazionistica capace di compromettere la ripresa economica in Europa e in Asia, considerando che la regione copre circa un terzo della produzione petrolifera globale e quasi un quinto di quella di gas naturale.