Opinione
TÜRKİYE
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Il Presidente Erdoğan interverrà all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite
IIl presidente Recep Tayyip Erdoğan si rivolgerà per la sedicesima volta all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite martedì 22 settembre. Dal 2005, Erdoğan sostiene la visione di "un mondo più giusto" di fronte alle sfide globali.
Il Presidente Erdoğan interverrà all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite
Il presidente Erdoğan interverrà per la 16ª volta all'Assemblea generale delle Nazioni Unite (ONU) martedì 22 settembre

Il presidente Erdoğan, intervenendo per la prima volta all'Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 2005, quando era primo ministro, sottolineò la necessità che l'organizzazione assumesse una struttura più democratica e trasparente, in grado di riflettere la volontà di tutti i suoi membri.

Nel suo intervento all'Assemblea generale, Erdoğan lanciò questo messaggio: "È innanzitutto nell'interesse comune dell'umanità avere un'ONU capace di rinnovarsi, più democratica e trasparente, in grado di rappresentare la volontà comune di tutti i suoi membri, sede per la soluzione delle controversie internazionali, considerata una garanzia della pace mondiale, la cui autorevolezza sia valorizzata da tutti i suoi membri, più attiva e più risoluta."

Nel suo discorso, Erdoğan richiamò inoltre l'attenzione sulla lotta al terrorismo, affermando: "Un atto terroristico commesso in qualsiasi angolo del mondo è un crimine contro l'umanità che colpisce tutti noi. Condanno il terrorismo senza confini e, in qualità di primo ministro di un Paese che ha vissuto in prima persona la dolorosa esperienza del terrorismo, rinnovo da questa sede il mio appello alla solidarietà e a una cooperazione più efficace nella lotta contro questa minaccia rivolta all'intera umanità."

Da allora, i discorsi pronunciati da Erdoğan costituiscono un vero e proprio archivio storico che riflette l'evoluzione della politica estera della Türkiye e il suo approccio alle questioni globali.

Nel 2009, intervenendo alla 64ª Assemblea Generale delle Nazioni Unite, Erdoğan sottolineò la necessità di riformare la struttura dell'ONU.

Sostenendo l'esigenza di rafforzare l'efficacia dell'ONU per istituire un ordine globale equo e inclusivo, Erdoğan dichiarò: "Riteniamo che un'Organizzazione delle Nazioni Unite più rappresentativa, democratica, trasparente, equa ed efficace possa contribuire maggiormente alla pace e alla stabilità globali. Le Nazioni Unite devono diventare un'istituzione più incisiva nelle questioni relative ai cambiamenti climatici, allo sviluppo sostenibile, alla lotta alla povertà, alla parità di genere, ai diritti umani e alla tutela della dignità umana. Sosteniamo pienamente le iniziative di riforma volte a questo obiettivo. Tuttavia, è indubbio che la riforma del sistema delle Nazioni Unite non possa dirsi compiuta finché non sarà riformato anche il Consiglio di Sicurezza."

Nel 2011, alla 66ª Assemblea Generale delle Nazioni Unite, Erdoğan affrontò le questioni regionali, lanciando messaggi su Siria, Libia, Somalia e Palestina, e sottolineò la necessità di porre fine all'illegittima occupazione dei territori dell'Azerbaigian, che si protraeva da anni.

"È assolutamente inaccettabile che la questione del Karabakh rimanga irrisolta in questo modo. Trovare una soluzione alle controversie internazionali prima che diventino croniche è una responsabilità politica e morale che ricade su tutti noi", affermò Erdoğan.

"Il mondo è più grande dei cinque": il risveglio globale

Uno degli interventi più significativi di Erdoğan nella storia delle Nazioni Unite risale al 2014, quando pronunciò la celebre frase "Il mondo è più grande dei cinque". Sottolineando come un sistema globale ostaggio dei cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell'ONU fosse ormai inefficace di fronte a crisi come quelle in Palestina e in Siria, Erdoğan si affermò come il leader che, con questo slogan, diede l'avvio al dibattito sulla "riforma globale" nell'opinione pubblica internazionale.

Il presidente Erdoğan, sottolineando la necessità di una riforma dell'ONU con l'espressione "Il mondo è più grande dei cinque", ha dichiarato:

"Le Nazioni Unite devono intervenire con il loro peso sulle questioni globali senza ulteriori ritardi, prima che altre persone oppresse e innocenti perdano la vita e che la coscienza globale venga ulteriormente ferita. Vorrei sottolineare con forza che il mondo è più grande dei cinque. È inaccettabile per la coscienza globale che i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite rendano l'ONU inefficace in un modo che non rispecchia la realtà del mondo. Tutte le decisioni prese, come vediamo, dipendono dalla volontà di un solo Paese. Se dice 'no', è no; se dice 'sì', allora si può passare all'azione. In Palestina, mentre in pochi mesi più di 2.000 persone innocenti venivano uccise, le Nazioni Unite non sono riuscite a produrre la soluzione attesa. In Siria, mentre in quattro anni sono state uccise più di 200.000 persone e quasi 9 milioni sono state costrette a lasciare le proprie case, le Nazioni Unite non sono ancora riuscite a offrire soluzioni efficaci."

Messaggi decisi nella lotta al terrorismo e a FETÖ

Nel 2016, poco dopo il tentato colpo di Stato del 15 luglio, Erdoğan è intervenuto alla 71ª Assemblea Generale delle Nazioni Unite mettendo in guardia la comunità internazionale sulla minaccia rappresentata da FETÖ. "Questa nuova generazione di organizzazione terroristica rappresenta una minaccia alla sicurezza nazionale non solo per la Türkiye, ma per tutti i 170 Paesi in cui è presente", ha affermato, richiamando i Paesi amici alla necessità di adottare misure contro tale struttura. Negli anni successivi, ha inoltre portato all'attenzione dell'agenda internazionale la lotta contro organizzazioni quali DAESH e PKK, sottolineando l'importanza dell'impegno antiterrorismo della Türkiye per la pace globale.

Nel 2018, alla 73ª Assemblea Generale delle Nazioni Unite, il presidente Erdoğan ha criticato l'ONU e ha posto al centro dell'attenzione la questione palestinese.

Affermando che "è un dato di fatto che le Nazioni Unite si siano allontanate dalla capacità di soddisfare le aspettative dell'umanità in materia di pace e prosperità", Erdoğan ha dichiarato che il Consiglio di Sicurezza dell'ONU si è trasformato in una struttura al servizio esclusivo degli interessi dei cinque membri dotati del diritto di veto, rimanendo spettatore di fronte alle ingiustizie e a quanto accadeva nelle altre regioni del mondo.

Il presidente Erdoğan ha dichiarato:

"I massacri compiuti in passato in Bosnia, Ruanda e Somalia, più recentemente in Myanmar e tuttora in Palestina, si sono consumati tutti sotto gli occhi del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Il silenzio di coloro che non reagiscono alle ingiustizie inflitte ai palestinesi e i loro sforzi per ridurre gli aiuti a loro destinati non fanno che incoraggiare gli oppressori. Anche se il mondo intero dovesse voltare le spalle, noi, come Türkiye, continueremo a stare al fianco dei palestinesi oppressi e a difendere lo status storico e giuridico di Gerusalemme, la nostra prima qibla."

La voce degli oppressi e della giustizia: il piccolo Aylan e la Palestina

Nel 2019, Erdoğan ha portato all'attenzione dei leader mondiali la crisi della migrazione irregolare mostra la fotografia del piccolo Aylan, mentre nel 2023 e nel 2024 ha concentrato i suoi interventi sugli attacchi di Israele contro la Palestina.

Mostrando la foto del piccolo Aylan, diventato il simbolo della tragedia dei migranti dopo il ritrovamento del suo corpo sulla spiaggia di Bodrum, in provincia di Muğla, Erdoğan ha lanciato questo messaggio:

"Il mondo ha purtroppo dimenticato troppo presto milioni di oppressi, il cui viaggio intrapreso per salvarsi la vita si è concluso nelle acque oscure del Mediterraneo o davanti al filo spinato eretto lungo le frontiere. In particolare, come potete vedere, il mondo ha dimenticato troppo presto il piccolo Aylan. Non dimenticate che un giorno una situazione simile potrebbe capitare anche a voi. Perché di Aylan non ce n'è uno solo, ce ne sono migliaia, milioni. Dobbiamo adottare le misure necessarie di fronte a tutto questo."

Mostrando dalla tribuna la mappa dell'occupazione e dell'espansione territoriale di Israele nel corso degli anni e reagendo alle violazioni del diritto internazionale, Erdoğan ha posto al centro dell'attenzione la questione palestinese, dichiarando:

"Chiedo: dove si trova Israele? Quali territori comprende Israele? Dov'era Israele nel 1947, dove si trovava nel 1949 e nel 1967 e dove si trova oggi? Guardate, siamo nel 1947: qui Israele praticamente non esiste, è quasi tutta Palestina. Nel 1947 c'è un piano di spartizione e la Palestina si riduce, mentre Israele si espande. Arriviamo al 1967, passando per il 1949: Israele si espande, la Palestina si riduce. E arriviamo a oggi: la situazione attuale è questa; ormai la Palestina quasi non esiste più, è diventata quasi tutta Israele... Israele è soddisfatto? No. Ora sta cercando di impadronirsi anche di ciò che resta. Ebbene, ci sono tutte queste risoluzioni adottate dal Consiglio di Sicurezza e dalle Nazioni Unite su Israele: vengono forse attuate? No. E allora a cosa servono le Nazioni Unite? Se noi, sotto questo tetto, non siamo in grado di dare efficacia alle decisioni che adottiamo, dove si troverà la giustizia? È proprio questo il nodo della questione."

Diplomazia orientata alle soluzioni: il Corridoio del grano nel Mar Nero

Erdoğan si è distinto non solo per le sue prese di posizione critiche, ma anche per le iniziative volte a delineare soluzioni concrete. Nel corso della guerra tra Russia e Ucraina, ha definito dalla tribuna dell'ONU il Corridoio del grano nel Mar Nero, istituito nell'ambito dell'Accordo di Istanbul, "uno dei più grandi successi delle Nazioni Unite degli ultimi anni". L'iniziativa ha rafforzato il ruolo della Türkiye quale Paese mediatore e attore chiave nella risoluzione delle crisi.

Mostrando la foto di una nave da carico con a bordo grano in transito nel Bosforo nel quadro dell'intesa, Erdoğan ha dichiarato:

"Grazie agli intensi sforzi condotti insieme al Segretario Generale, abbiamo consentito al grano ucraino di raggiungere i mercati mondiali attraverso il Mar Nero. Con soddisfazione constatiamo che, a due mesi dalla firma dell'Accordo di Istanbul che ha reso possibile questo sviluppo, le spedizioni aumentano di giorno in giorno. Questa intesa, di importanza cruciale per garantire la sicurezza dell'approvvigionamento alimentare mondiale, rappresenta uno dei più grandi successi ottenuti dalle Nazioni Unite negli ultimi anni. La fiducia riposta nell'ONU da quanti, in ogni parte del mondo, attendono un aiuto dalla comunità internazionale è stata riaffermata grazie a questo risultato. L'Accordo di Istanbul ha inoltre dimostrato che la via del negoziato può produrre risultati concreti anche su questioni di vitale importanza per le parti."

"Invitiamo a riconoscere l'indipendenza della RTCN"

Alla 78ª Assemblea Generale delle Nazioni Unite, il presidente Erdoğan ha proseguito le sue critiche all'ONU. Affrontando temi quali la lotta al terrorismo, l'islamofobia e il razzismo, Erdoğan ha parlato anche della guerra tra Russia e Ucraina, della questione palestinese e degli sviluppi nel Mediterraneo orientale.

Soffermandosi anche sulla situazione della Repubblica Turca di Cipro del Nord (RTCN), Erdoğan ha rivolto un appello ai Paesi del mondo affinché ne riconoscano la sovranità, dichiarando: "Invitiamo la comunità internazionale a riconoscere l'indipendenza della RTCN e a instaurare con questo Paese relazioni diplomatiche, politiche ed economiche." Erdoğan ha inoltre aggiunto: "Ci aspettiamo che la Forza di pace delle Nazioni Unite sull'isola rispetti il principio di neutralità. Non vogliamo che questa missione, la cui reputazione è già stata scalfita, subisca un'ulteriore perdita di credibilità a Cipro."

Sottolineando che il Karabakh è territorio sovrano dell'Azerbaigian, Erdoğan ha dichiarato: "Abbiamo sostenuto fin dall'inizio il processo negoziale tra Azerbaigian e Armenia. Tuttavia, constatiamo che l'Armenia non ha saputo cogliere adeguatamente questa opportunità storica. Ci aspettiamo che l'Armenia mantenga gli impegni assunti, a partire dall'apertura del Corridoio di Zangezur. Come ormai tutti riconoscono, il Karabakh è territorio dell'Azerbaigian e non sarà mai accettata l'imposizione di uno status diverso."

L'appello a fermare gli attacchi di Israele

Il presidente Recep Tayyip Erdoğan è intervenuto per la quattordicesima volta all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 24 settembre 2024, in occasione della 79ª sessione.

Rivolgendo un appello alla comunità internazionale affinché si opponga agli attacchi di Israele, Erdoğan ha dichiarato: «Invito tutti gli Stati che non hanno ancora riconosciuto la Palestina a farlo al più presto, schierandosi dalla parte giusta della storia in questo momento cruciale. La nascita di uno Stato palestinese indipendente, sovrano e contiguo, con capitale Gerusalemme Est e basato sui confini del 1967, non può più essere rinviata. Così come 70 anni fa Hitler fu fermato dall'alleanza dell'umanità, oggi anche Netanyahu e la sua rete criminale devono essere fermati dall'alleanza dell'umanità».

Ribadendo le sue critiche all'architettura delle Nazioni Unite, Erdoğan ha affermato: «Purtroppo, negli ultimi anni assistiamo a un'ONU incapace di assolvere la propria missione fondativa, che si sta progressivamente trasformando in una struttura inerte, burocratica e inefficace. Oggi avvertiamo più che mai l'esigenza dei valori racchiusi nella massima “Il mondo è più grande dei cinque”».

L'intervento pronunciato dal presidente Erdoğan alla 79ª Assemblea Generale, con il quale ha sollecitato la comunità internazionale ad agire sulla crisi a Gaza, ha trovato ampio risalto anche sulla stampa estera.

Tutti gli occhi sul discorso del presidente Erdoğan

Dalla questione di Cipro al Mediterraneo orientale, dall'islamofobia alla crisi climatica, Erdoğan ha portato all'attenzione delle Nazioni Unite numerosi dossier e, nel suo discorso del 22 settembre, illustrerà le proprie proposte per affrontare le fragilità che caratterizzano la complessa fase attuale a livello globale.

L'intervento del presidente Erdoğan, chiamato a coniugare la linea riformista promossa fin dal 2005 con le nuove sfide del quadro internazionale, sarà seguito con massima attenzione dagli ambienti della diplomazia mondiale.

A margine della sua partecipazione ai lavori dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York, il presidente Erdoğan, oltre a intervenire al dibattito generale, svolgerà un intenso ciclo di incontri bilaterali con diversi capi di Stato e di Governo.

Cumhurbaşkanı Erdoğan, 2011'deki BM 66. Genel Kurulunda yaptığı konuşmada bölgesel konulara değindi ve Suriye, Libya, Somali, Filistin'e ilişkin mesajlar verdi

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