Gli scavi archeologici del 2025
CULTURA
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Gli scavi archeologici del 2025Volti umani risalenti a 10.500 anni fa, Medusa sorridente e antichi tesori nascosti nelle profondità marine... Nel 2025, i segreti rinvenuti nel sottosuolo turco stanno riscrivendo i libri di storia. Sei pronto a scoprirli?
APTOPIX Turkey Tomb Fresco / AP
11 ore fa

L’ Anatolia, che nel corso della storia ha accolto innumerevoli civiltà, è ricca di opere che portano le tracce del passato. Sebbene fino ad oggi siano stati portati alla luce molti reperti importanti, nelle profondità del suolo ci sono ancora molti altri tesori culturali che aspettano di essere scoperti.

Gli scavi archeologici condotti sotto il coordinamento del Ministero della Cultura e del Turismo continuano a portare alla luce nuove scoperte che illuminano migliaia di anni di storia dell’Anatolia. In tutta la Türkiye, squadre di esperti lavorano sia sulla terraferma sia sott’acqua, scavando quasi come se cercassero un ago in un pagliaio. Con pazienza cercano di raggiungere, punto dopo punto, le tracce del passato.

Anche nel 2025 le attività archeologiche in Türkiye sono proseguite senza interruzioni nell’ambito del progetto “Geleceğe Miras” (Eredità per il Futuro). Negli scavi realizzati in diverse città sono stati portati alla luce numerosi reperti che fanno luce sulla storia.

Ora esaminiamo insieme alcune delle scoperte archeologiche più significative di quest’anno…

La figura di Medusa sorridente di Amasra

La nostra prima tappa è Amasra, nella provincia di Bartın. Gli scavi avviati tre anni fa nell’antica città di Amastris hanno rivelato la presenza di strutture imponenti.

Nel corso dei lavori condotti dall’Università di Bartın è stata individuata una stoà risalente all’epoca romana, che si distingue per le sue colonne di marmo alte fino a 9 metri. È stato inoltre stabilito che questa struttura fu distrutta da catastrofi naturali.

 Nell’ambito del progetto “Geleceğe Miras” del Ministero della Cultura e del Turismo, utilizzando il metodo dell’anastilosi, tre colonne sono state rialzate unendo i pezzi originali della struttura. Sono state inoltre portate alla luce altre quattro colonne, diversi blocchi architettonici e i cassettoni del soffitto.

Ed ecco la parte davvero entusiasmante: nei cassettoni del soffitto è stata trovata una rara raffigurazione sorridente di Medusa, il “mostro dai capelli di serpente” della mitologia greca.
Sì, hai sentito bene — una Medusa che sorride! Questa è davvero una scoperta straordinaria.

Un incensiere con raffigurazione del dio egizio Serapide a Efeso

Ora ci spostiamo a Efeso, sito inserito nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO. Qui gli scavi e i lavori di restauro sono proseguiti senza interruzioni per tutto l’anno nell’ambito del progetto “Geleceğe Miras Sonsuz Efes”.

Le attività si concentrano sulla Via del Porto, lunga circa 570 metri, e sulle Terme del Porto che si trovano lungo di essa. Gli scavi riguardano in particolare l’aula ovale, il cortile, le latrine e le vasche.

Durante questi lavori il team di scavo ha fatto una scoperta davvero speciale: un incensiere in terracotta con il rilievo del dio egizio Serapide. L’oggetto presenta un piccolo contenitore e sulla parte frontale spicca il rilievo di Serapide.

La presenza di un’iscrizione sul lato posteriore dell’incensiere rende questa scoperta ancora più importante.

Un volto umano di 10 mila anni fa a Şanlıurfa

E ora arriviamo a una scoperta davvero incredibile. A Şanlıurfa, negli scavi condotti nell’ambito del progetto “Taş Tepeler”, è stato fatto un ritrovamento che ci porta molto indietro nel tempo.

Durante i lavori svolti quest’anno, sulla superficie frontale di una piattaforma in pietra calcarea composta da quattro blocchi, sono stati trovati due volti umani realizzati con tecniche di alto e basso rilievo, con tratti del viso estremamente marcati e ben definiti.

E ora fai attenzione: queste opere risalgono a circa 10.500 anni fa! Diecimila cinquecento anni… Pensate a quanto indietro stiamo andando nella storia dell’umanità.

Queste figure sono di grande importanza perché riflettono la varietà artistica del periodo neolitico e le differenze stilistiche regionali.

La piattaforma su cui si trovano i rilievi è stata costruita appositamente per quest’area, e nei suoi dintorni sono state individuate fosse scavate nella roccia madre e una precisa organizzazione strutturale.

La statua della dea egizia Iside a Gümüşhane

Nell’Anatolia orientale arriviamo nel distretto di Kelkit, nella provincia di Gümüşhane. Durante gli scavi nell’antica città di Satala, che in epoca romana veniva utilizzata come quartier generale militare, è stata fatta una scoperta molto importante.

Nel corso dei lavori condotti nell’area della necropoli, è stato trovato un busto in bronzo alto circa 20 centimetri della dea egizia Iside, staccato dalla sua base.

La statua è stata portata alla luce insieme alla base della dea, che emerge da un calice trilobato ed è collocata su tre piedini.

Sulla testa del busto si vedono due spighe di grano, simbolo di fertilità e abbondanza, di cui quella sul lato sinistro è conservata. La dea è raffigurata mentre indossa uno scialle con frange annodato sul davanti.

La statua è attualmente in fase di restauro e successivamente sarà esposta nel Museo della Città di Gümüşhane.

Un relitto di nave di 2.000 anni ad Adrasan

Ora lasciamo gli scavi sulla terraferma e scendiamo nelle profondità del mare. Al largo di Adrasan, nel distretto di Kumluca ad Antalya, durante ricerche di archeologia subacquea è stato scoperto un relitto di una nave risalente al Periodo Ellenistico Tardo – Romano Antico.

Questo relitto, individuato a una profondità compresa tra 33 e 46 metri, contiene centinaia di frammenti di ceramica. È stato stabilito che queste ceramiche venivano trasportate circa 2.000 anni fa su una nave mercantile. Durante il trasporto erano state rivestite con argilla cruda per proteggerle e sistemate una dentro l’altra.

Questo raro relitto contiene informazioni molto importanti che potranno fare luce sui periodi ellenistico tardo e romano antico. Inoltre, offrirà nuovi dati sulle rotte commerciali dell’epoca, sulla vita quotidiana e sulla concezione artistica di quel periodo.

La statua di Hermes ad Aspendos

Durante gli scavi del 2025 nell’antica città di Aspendos sono state portate alla luce importanti statue risalenti al Periodo Imperiale Romano.

La statua in marmo di Hermes, trovata tra i resti della fontana monumentale situata a est della Via del Teatro, è stata recuperata in più frammenti e successivamente ricomposta.

Hermes è raffigurato con una borsa di monete nella mano destra, mentre nella mano sinistra tiene il mantello e il kerykeion — cioè il bastone simbolico. Accanto a lui compare anche la figura di un ariete con la testa rivolta verso il dio.

Con la sua base, la statua raggiunge un’altezza di 165 centimetri ed è datata tra la fine del II secolo e l’inizio del III secolo d.C.

Nella stessa area sono stati inoltre rinvenuti alcuni busti ritenuti appartenere alla dea dell’amore Afrodite e al dio dell’amore Eros.

 Cinque statue dall’antica città di Perge

Sempre ad Antalya, negli scavi condotti nell’antica città di Perge sono state portate alla luce cinque statue appartenenti a diversi periodi storici.

Tra i reperti ritrovati spicca in particolare una statua di Afrodite alta circa 2 metri, che forma un insieme con la figura di Eros seduto su un delfino.

Accanto alla statua di Afrodite sono state rinvenute due statue femminili: una alta 187 centimetri, vestita, attribuita probabilmente al Periodo dei Severi, e un’altra, simile per caratteristiche, recuperata in due frammenti.

Negli scavi lungo la Via Est della città sono state inoltre scoperte una statua femminile e una maschile poste fianco a fianco.

Queste scoperte offrono indizi importanti sulla tradizione scultorea di Perge e sulla struttura sociale dell’epoca.

Un sarcofago di 2.000 anni a Stratonikeia

Ci spostiamo a Stratonikeia, inserita nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO provvisoria e nota come la “Città dei Gladiatori”. In questa antica città, situata nel distretto di Yatağan nella provincia di Muğla, vengono portati alla luce reperti importanti risalenti ai periodi ellenistico, romano e bizantino.

Durante gli scavi in corso è stato scoperto un sarcofago decorato con ghirlande, risalente a circa 2.000 anni fa. Ai capi degli angoli del sarcofago sono presenti teste di ariete, mentre nella parte centrale figurano Eros e teste di toro.

Le ghirlande, scolpite con grande vivacità e dettaglio, mostrano motivi di olivo, uva, melograno e papavero, catturando l’attenzione per la loro raffinatezza.

La scoperta della “Casa a mosaico” a Pergamo

Nell’antica città di Pergamo, situata a Izmir, è stata portata alla luce la “Casa a mosaico”, risalente al Periodo Romano. Si ritiene che questo complesso architettonico, celebre per il suo pavimento a mosaico, sia stato costruito tra il II e il III secolo d.C.

La Casa a mosaico colpisce per il cortile centrale in pietra e la vasca. Qui c’è un dettaglio molto interessante: nella vasca è conservata una lapide funeraria con la scritta “il bambino più dolce del mondo”, raffigurante un bambino in caccia con il suo cane e un coniglio.

Si ritiene che l’edificio sia stato utilizzato anche durante il periodo cristiano, ma abbandonato a seguito di un grande incendio durante le incursioni arabe del VII secolo.

Negli scavi sono stati inoltre rinvenuti tegole con sigilli reali del periodo ellenistico, insieme a oggetti da cucina, gioielli e monete risalenti ai periodi romano e bizantino.

Mosaico del periodo romano a İznik

La nostra ultima tappa è il distretto di İznik, nella provincia di Bursa. Qui, una parte del mosaico pavimentale, individuata 11 anni fa durante lavori di fognatura, è stata riportata alla luce grazie agli scavi archeologici avviati quest’anno.

Il mosaico, di circa 50 metri quadrati e datato al III secolo d.C., potrebbe essere appartenuto a un edificio pubblico o a una sala di una residenza di lusso del periodo romano.

Sulla pavimentazione si trovano diverse raffigurazioni: una donna con un cesto di frutta in grembo, un volto femminile i cui capelli sono decorati con fermagli a forma di chele di granchio, ritenuto raffigurare il Lago di İznik, oltre a motivi geometrici e decorazioni tridimensionali.

Le opere scoperte nel 2025 in diverse regioni della Türkiye mettono ancora una volta in luce la mille anni di ricchezza culturale dei territori anatolici.

Ogni nuova scoperta rafforza il legame con il passato e aumenta il valore del patrimonio che sarà trasmesso alle future generazioni.

Sotto la terra attendono di essere scoperti molti altri tesori, che continuano a confermare il posto unico dell’Anatolia nella storia.