POLITICA
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Gli Emirati Arabi Uniti sostengono l'azione militare per riaprire lo Stretto di Hormuz
Abu Dhabi valuta un ruolo diretto mentre le potenze globali puntano a una coalizione per garantire un punto di strozzatura vitale per il petrolio.
Gli Emirati Arabi Uniti sostengono l'azione militare per riaprire lo Stretto di Hormuz
Circa il 20% del petrolio mondiale transita ogni giorno attraverso lo Stretto di Hormuz, rendendolo un'arteria cruciale per i mercati energetici globali. / Reuters

Gli Emirati Arabi Uniti si stanno preparando a sostenere un'operazione guidata dagli Stati Uniti per riaprire con la forza lo Stretto di Hormuz, uno dei corridoi petroliferi più importanti al mondo.

Secondo un rapporto del The Wall Street Journal di martedì, che cita funzionari arabi, gli Emirati stanno facendo pressioni per una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell'ONU che autorizzerebbe un'azione militare. Esortano inoltre gli Stati Uniti e le potenze alleate in Europa e in Asia a formare una coalizione per mettere in sicurezza questa via d'acqua strategica.

Abu Dhabi sta valutando possibili ruoli militari, comprese operazioni di sminamento, mentre prende in considerazione la possibilità di partecipare direttamente al conflitto per la prima volta, afferma il rapporto.

In una dichiarazione citata dal Journal, il ministero degli Esteri degli Emirati ha affermato che “esiste un ampio consenso globale sul fatto che la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz debba essere preservata”, sottolineando la preoccupazione internazionale per le interruzioni lungo la rotta.

La mossa arriva mentre la guerra in corso fra Stati Uniti e Israele con l'Iran alimenta l'instabilità in tutto il Golfo. Le tensioni si sono intensificate dal 2 marzo, quando l'Iran ha annunciato restrizioni alla navigazione nello stretto e ha avvertito che potrebbe prendere di mira le navi che transitano senza coordinazione.

Circa il 20% della fornitura petrolifera mondiale transita ogni giorno attraverso questo stretto, rendendolo un'arteria fondamentale per i mercati energetici globali.

L'aumento dell'insicurezza ha già fatto salire i prezzi del petrolio, oltre ai costi di spedizione e assicurazione, alimentando i timori di ulteriori contraccolpi economici se la crisi dovesse peggiorare.

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