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UE: divieto social ai minori di 13 anni
Secondo le norme proposte, i minori dovranno avere almeno 15 anni per poter aprire autonomamente un proprio account sui social media.
UE: divieto social ai minori di 13 anni
[FILE] Le icone dei social media si riflettono nell'occhio di una ragazza, il 1° marzo 2026. / Reuters Archive

La Commissione europea ha adottato giovedì il “Kids Act dell'UE”, volto a limitare l'accesso ai social media ai minori di 13 anni e a fissare a 15 anni l’età minima per l'apertura autonoma di un account da parte dei minori nell'intero territorio dell'Unione.

In base al piano, i ragazzi di 13 e 14 anni potranno accedere ai social media attraverso “mini-account” creati e gestiti da un genitore o da un tutore. Tali mini-account saranno soggetti a misure di tutela, tra cui interazioni sociali limitate e un tempo di utilizzo dello schermo contenuto entro un'ora al giorno.

L’accesso ai social media sarà del tutto vietato ai minori di 13 anni, i quali potranno tuttavia fruire di servizi di condivisione video appositamente concepiti per i bambini tramite account gestiti da un tutore e limitati a un’ora al giorno.

La normativa imporrà inoltre a tutte le piattaforme — compresi i social media, i servizi di condivisione video, i giochi online e gli strumenti basati sull’intelligenza artificiale, come gli amici virtuali e i chatbot — di tutelare gli utenti di età inferiore ai 18 anni.

Il provvedimento mira a proibire le funzionalità di progettazione che inducono dipendenza, i feed di raccomandazione basati sulla profilazione, lo scorrimento continuo (infinite scrolling), i meccanismi basati su ricompense, le notifiche istantanee notturne e le comunicazioni non sollecitate da parte di sconosciuti.

Gli amici virtuali e i chatbot basati sull’intelligenza artificiale dovranno essere disattivati per impostazione predefinita e non potranno simulare relazioni personali tali da generare dipendenza emotiva. I profili dei minori saranno privati di default, con la disattivazione automatica della geolocalizzazione e dell’accesso a fotocamera e microfono.

Le piattaforme e gli app store saranno tenuti a impiegare strumenti di verifica dell’età. Tra questi figurera un’applicazione di verifica fornita dall’UE, la quale non conserverà documenti di identità né dati biometrici.

La proposta trasferisce l’onere della prova sulle piattaforme, imponendo a quelle di maggiori dimensioni di dimostrare che i propri servizi siano “sicuri fin dalla progettazione” (safe by design), mediante piani di conformità sottoposti a revisione indipendente.

“È giunto il momento che l’UE agisca”

La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha dichiarato che molti bambini sono esposti troppo precocemente a un mondo online per il quale non sono ancora pronti.

Nel sottolineare come i bambini di oggi interagiscano con tecnologie avanzate concepite per catturare la loro attenzione anziché tutelarne il benessere, von der Leyen ha evidenziato che tali funzionalità volte a creare dipendenza rientrano nei modelli di business delle piattaforme.

Affermando che i genitori non possono competere con gli algoritmi, von der Leyen ha dichiarato: «È giunto il momento che l’Unione europea agisca».

La presidente ha inoltre precisato che le nuove norme non esonereranno le aziende tecnologiche dalla responsabilità relativa ai contenuti presenti sulle loro piattaforme e che la Commissione sta invertendo una rotta in cui le piattaforme hanno per anni negato i danni causati, stabilendo autonomamente le proprie regole e i propri tempi.