Opinione
TÜRKİYE
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Perché è importante l'Accordo di Mecca?
L'accordo di La Mecca firmato tra Türkiye, Pakistan e Arabia Saudita rappresenta l'inizio di una nuova era dal punto di vista politico, militare, economico e strategico.
Perché è importante l'Accordo di Mecca?
Turchia, Arabia Saudita e Pakistan hanno firmato un accordo di difesa congiunta alla Mecca.

Türkiye, Pakistan e Arabia Saudita hanno siglato un’alleanza in materia di difesa. Sebbene la denominazione possa far pensare innanzitutto a questioni di carattere militare, questa cooperazione potrebbe in realtà produrre risultati di grande rilevanza in un’area geografica molto vasta.

Uno degli aspetti fondamentali da considerare è, naturalmente, che ciascuno dei tre Paesi presenta caratteristiche e punti di forza distinti.

Tra i tre, la Türkiye si distingue per la propria industria della difesa, per lo sviluppo di dottrine di guerra di nuova generazione e, più in generale, per le proprie capacità operative e per il know-how necessario a tradurre queste capacità in risultati concreti.

L’Arabia Saudita, invece, è il membro economicamente più forte del trio. Le sue ingenti risorse finanziarie possono svolgere un ruolo cruciale nell’accelerare i progetti e le iniziative a cui Riad prende parte.

Il Pakistan, infine, è l’unico Paese del mondo islamico dotato di armi nucleari. Inoltre, con una popolazione di oltre 250 milioni di abitanti, è il Paese più popoloso dell’alleanza.

Che cosa dobbiamo aspettarci dall’Accordo della Mecca?

Prima di rispondere a questa domanda, è necessario comprendere bene il quadro attuale. A causa della guerra tra Russia e Ucraina, l’Europa sta attraversando una delle fasi più complesse dalla fine della Seconda guerra mondiale. Anche il futuro dell’Unione europea appare incerto.

Nel frattempo, sono sotto gli occhi di tutti gli sviluppi in Medio Oriente: dalla politica di occupazione di Israele, che mira a trasformare la regione in un inferno, fino all’escalation dell’Iran, che ha esteso il conflitto all’intero Golfo.

Dall’altra parte, anche nell’area Asia-Pacifico le tensioni sono in costante aumento. Il confronto tra la Cina e Taiwan, insieme alla volontà degli Stati Uniti di adottare quanto prima misure concrete nei confronti di Pechino, rende il quadro ancora più complesso. Conflitti regionali, flussi migratori, guerre convenzionali, attacchi informatici e minacce ibride si stanno intensificando forse come mai prima d’ora.

In definitiva, tutti stanno cercando, in un modo o nell’altro, di adattarsi a questa nuova fase, rafforzare la propria posizione e definire con maggiore chiarezza il proprio schieramento. È proprio in questo contesto che l’accordo che sarà firmato da Türkiye, Arabia Saudita e Pakistan assume un’importanza particolare.

La firma dei tre Paesi avrà ripercussioni su un’area geografica molto vasta

Secondo Gökhan Çınkara, professore associato presso l’Università Necmettin Erbakan, uno dei principali risultati dell’accordo di alleanza siglato tra i tre Paesi sarà lo sviluppo di «forme di cooperazione congiunta».

Çınkara sottolinea che, in questo ambito, l’Arabia Saudita potrebbe distinguersi per la propria forza finanziaria, consentendo di imprimere una forte accelerazione soprattutto ai progetti in campo militare. In questo quadro, aggiunge, la posizione di leadership di Ankara nell’industria della difesa assume un valore particolare. Secondo l’analista, alcuni progetti strategici potrebbero infatti entrare in una fase di sviluppo più rapida.

La forza dell’Arabia Saudita, naturalmente, non si limita alle sue risorse finanziarie. Çınkara sottolinea anche che Riad è il partner più strategico degli Stati Uniti nella regione.

Per quanto riguarda il Pakistan, il primo elemento a cui fa riferimento è naturalmente la sua capacità nucleare. Islamabad, osserva tuttavia Çınkara, vanta una posizione particolarmente solida anche nel settore delle forze aeree.

Çınkara invita quindi a considerare congiuntamente l’influenza esercitata dalla Türkiye nelle aree a essa più vicine, come Siria, Iraq e Mediterraneo orientale, il peso dell’Arabia Saudita sui Paesi del Golfo e del Medio Oriente e il ruolo di primo piano del Pakistan nella propria regione. È proprio alla luce di questi elementi, aggiunge, che la firma apposta dai tre Paesi potrebbe produrre effetti su un’area geografica estremamente vasta.

A questo proposito, Çınkara apre anche una riflessione sul possibile allargamento dell’alleanza: «Nel prossimo periodo, diversi Paesi, a partire da Egitto e Qatar, potrebbero voler aderire a questa alleanza. Soprattutto considerando quanto siano complesse e dolorose le questioni legate all’Iran e allo Yemen… Non mi sorprenderebbe se l’alleanza trilaterale compisse un passo concreto sulla questione yemenita».

Come reagiranno Stati Uniti e Israele all’Accordo della Mecca?

Un altro aspetto da esaminare in relazione all’Accordo della Mecca è la reazione degli Stati Uniti e di Israele a questo nuovo processo.

Gökhan Çınkara analizza innanzitutto la posizione di Washington. Sottolinea che gli Stati Uniti intrattengono con la Türkiye relazioni estremamente strette e dinamiche e che anche i rapporti con l’Arabia Saudita sono molto solidi. A ciò si aggiunge, osserva, il fatto che Washington non è ancora riuscita a spostare la propria attenzione verso altre aree del mondo, anche a causa dell’aggressività di Israele.

Secondo Çınkara, la firma dell’accordo tra Türkiye, Pakistan e Arabia Saudita sarà accolta positivamente dagli Stati Uniti e potrebbe persino ricevere il sostegno di Washington. L’analista ritiene inoltre che la nuova alleanza trilaterale possa, in qualche modo, esercitare un’influenza sull’Iran, circostanza che, a suo avviso, sarebbe anch’essa nell’interesse degli Stati Uniti.

Israele, invece, potrebbe essere uno dei principali sconfitti dell’Accordo della Mecca. Il governo di Tel Aviv, osserva Çınkara, non vedrebbe certo di buon occhio la presenza congiunta di tre Paesi che, se necessario, potrebbero agire come un blocco.

Çınkara sottolinea che Israele potrebbe sfruttare la questione sul piano della politica interna, presentandola come la formazione di «un’alleanza contro di noi». Allo stesso tempo, però, l’opposizione israeliana potrebbe elaborare nuove strategie e nuovi messaggi per contrastare questa narrativa, poiché anche al suo interno si fa sempre più strada la necessità di cercare, in qualche modo, un’intesa con gli altri Paesi.

Infine, Çınkara sottolinea che, sebbene l’alleanza venga analizzata soprattutto alla luce dei suoi risvolti militari, essa potrebbe disporre di una capacità di dialogo estremamente significativa e produrre risultati strategici anche in ambiti quali lo sviluppo economico, la stabilità regionale e una cooperazione più ampia e articolata.