La NATO ha annunciato venerdì che ridurrà gradualmente le dimensioni della sua missione di peacekeeping in Kosovo nel corso del prossimo anno, affermando che la situazione della sicurezza è migliorata sufficientemente da consentire una presenza militare più contenuta.
«NATO e la KFOR sono pienamente impegnate per la sicurezza e la protezione in Kosovo», ha dichiarato in una nota il generale Alexus G. Grynkewich, Comandante Supremo Alleato in Europa della NATO.
«È proprio questo impegno che ha portato a una maggiore stabilità, man mano che le organizzazioni di sicurezza in Kosovo sono diventate più capaci. Le condizioni attuali offrono l'opportunità di ottimizzare ulteriormente la dimensione e la postura della KFOR», ha aggiunto.
La Kosovo Force (KFOR), la missione di peacekeeping della NATO in Kosovo, è schierata dal 1999 sotto mandato delle Nazioni Unite.
La NATO ha detto di aver interrotto a gennaio l'invio di truppe di riserva alla missione, dopo oltre due anni di rotazioni continue.
Forze aggiuntive furono inviate a seguito delle tensioni e della violenza nel 2023, inclusi attacchi a peacekeeper della NATO nella città settentrionale kosovara di Zvecan. All'epoca furono dispiegati quasi 1.000 soldati in più, segnando il più grande rinforzo della KFOR in oltre un decennio.
Secondo la NATO, le future riduzioni avverranno gradualmente attraverso i normali cicli di rotazione delle truppe e resteranno collegate alle condizioni sul terreno. L'alleanza ha affermato che il processo potrebbe essere invertito se la situazione della sicurezza dovesse deteriorarsi.
La NATO ha inoltre riaffermato il proprio impegno nei Balcani occidentali e ha dichiarato che continuerà a sostenere il dialogo facilitato dall'UE tra Belgrado e Pristina, definendolo essenziale per la stabilità regionale a lungo termine.









