Il Presidente Recep Tayyip Erdoğan ha dichiarato che la decisione del parlamento israeliano di introdurre la pena di morte per i prigionieri palestinesi “non è, in sostanza, diversa dalle politiche di Hitler nei confronti degli ebrei”.
Parlando venerdì durante la riunione della sezione femminile della International Conference of Asian Political Parties, Erdoğan ha affermato: “Ciò che viene fatto è discriminazione, è razzismo; significa l’applicazione in Israele di una versione ancora peggiore del regime di apartheid rovesciato in Sudafrica nel 1994”.
Erdoğan ha affermato che prevedere la pena di morte solo per i palestinesi significa “apartheid” e che ciò trasforma il diritto in “uno strumento del fascismo razzista”.
Il parlamento israeliano, la Knesset, all’inizio di questo mese aveva approvato il disegno di legge che reintroduce la pena di morte per i prigionieri palestinesi di cui si sostiene che siano stati ritenuti colpevoli di aver ucciso israeliani.
Il disegno di legge, sostenuto dal ministro della Sicurezza nazionale di estrema destra Itamar Ben-Gvir, rende obbligatoria la pena di morte per atti ritenuti dannosi per lo Stato di Israele. Questa situazione provoca preoccupazioni riguardo alla portata e allo scopo della normativa.
Gli analisti affermano che la legge è razzista e di parte. Si sostiene che il testo prenda di mira di fatto i palestinesi, escludendo invece i responsabili israeliani, compresi i coloni illegali e i soldati.
I sistemi giudiziario e militare di Israele, da lungo tempo, non costringono a rendere conto i coloni illegali e i soldati per le violazioni commesse contro i palestinesi nella Cisgiordania e nella Striscia di Gaza occupate.
I casi relativi agli attacchi dei coloni illegali spesso si concludono con indagini limitate oppure vengono successivamente archiviati. I soldati, invece, vengono raramente processati, anche in episodi di alto profilo come l’uccisione della giornalista palestinese-americana Shireen Abu Akleh nel 2022.
L’intreccio tra le giurisdizioni civili e militari e il sostegno politico all’espansione degli insediamenti illegali alimentano un sistema di impunità. Questa situazione aumenta le preoccupazioni riguardo all’applicazione equa della legge e al rispetto degli standard internazionali.
















