POLITICA
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Regno Unito: 23 Paesi nella politica “prima l’espulsione” per ridurre i detenuti
Dal luglio 2024, oltre 5.000 espulsioni in più sono state effettuate nel quadro della politica “prima l’espulsione”.
Regno Unito: 23 Paesi nella politica “prima l’espulsione” per ridurre i detenuti
Il Primo Ministro britannico Keir Starmer / AP
11 agosto 2025

Il governo britannico ha silenziosamente esteso la controversa politica “prima l’espulsione, poi il ricorso” a 23 nuovi Paesi, principalmente alleati o membri del Commonwealth, con l’obiettivo di accelerare l’espulsione dei criminali stranieri.

La politica concede al Ministero dell’Interno il potere di espellere i condannati prima che siano concluse le procedure di ricorso legale, a meno che non riescano a dimostrare di rischiare gravi danni una volta rimpatriati.

Tra i Paesi appena inclusi ci sono India, Australia, Canada e diversi Stati membri dell’UE, precedentemente esclusi per preoccupazioni legate al diritto a un giusto processo e ai diritti umani.

 La politica era già stata applicata ai cittadini di Tanzania, Finlandia, Estonia, Belize e altri quattro Paesi.

Tra i nuovi ingressi figurano, dall’Europa, Lettonia e Bulgaria; dall’Africa, Angola, Botswana, Kenya, Uganda e Zambia; tra gli alleati occidentali, Australia e Canada; oltre a India, Indonesia, Libano e Malesia.

Il Ministero dell’Interno ha dichiarato che l’estensione del programma di espulsione con ricorso posticipato «aumenterà la capacità del Regno Unito di rimpatriare i criminali stranieri alla prima occasione utile».

Il Ministero ha inoltre sottolineato che questa misura contribuirà ad alleggerire la pressione sulle carceri sovraffollate.

Secondo il Ministero, dal luglio 2024 sono stati espulsi circa 5.200 detenuti con passaporto straniero, un incremento del 14% su base annua.

I critici, tuttavia, avvertono che molti dei criminali espulsi non affronteranno pene aggiuntive nei rispettivi Paesi d’origine, con il rischio di esportare il crimine senza punizione.

Gruppi legali sottolineano inoltre che le udienze di appello svolte a distanza sollevano dubbi sulla conformità alle procedure e alla legge.

L’ex ministro della Giustizia Alex Chalk, in un’intervista a The Guardian, ha dichiarato: «Ho serie preoccupazioni al riguardo e temo che ciò possa trasformare la Gran Bretagna in un polo di attrazione per i reati commessi da cittadini stranieri».

Chalk ha messo in guardia sul messaggio pericoloso che questa politica rischia di trasmettere: «Il vero pericolo è dare il via libera ai criminali stranieri. Venite in Gran Bretagna sapendo che non sarete puniti. Pensate che la cosa peggiore che vi possa capitare sia essere immediatamente rilasciati e imbarcati su un aereo».

 Un altro ex ministro della Giustizia, Robert Buckland, ha fatto eco alle preoccupazioni di Chalk, chiedendo: «Molte vittime di questi reati vogliono che la giustizia sia fatta qui prima dell’espulsione. Il governo ha tenuto conto dell’opinione delle vittime in tutto questo?».

Il Ministero della Giustizia, in una dichiarazione rilasciata a The Guardian, ha confermato che non vi è alcuna certezza che i criminali stranieri espulsi nell’ambito del programma ampliato scontino pene detentive nei loro Paesi d’origine.

La mossa coincide con la crescente pressione interna sul governo di centro-sinistra del primo ministro Keir Starmer in materia di immigrazione, mentre Nigel Farage e il suo partito di estrema destra, Reform UK, guadagnano consensi nei sondaggi.

Farage, da tempo critico nei confronti dell’immigrazione, ha fatto della lotta all’immigrazione e alla criminalità una priorità nei messaggi del suo partito.

Con la popolarità in calo, il governo Starmer, al potere da un anno, ha annunciato una serie di misure in entrambi gli ambiti per contrastare l’attrattiva del partito Reform UK.

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