Guerra ed Energia: una crisi globale destinata a durare anni

Nella crescente tensione tra Israele, Iran e Stati Uniti, vengano prese di mira infrastrutture energetiche strategiche il che cambia gli equilibri globali.

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El buque de transporte de gas natural licuado (GNL) Nikolay Urvantsev descarga gas en el puerto de Bilbao / Reuters

Gli esperti avvertono che la catena di approvvigionamento, già messa sotto pressione dal crescente fabbisogno energetico dell’intelligenza artificiale, potrebbe entrare in un processo di riparazione che potrebbe durare fino a dieci anni a causa dei danni alle strutture critiche. Al di là della guerra, analizziamo i rischi a lungo termine che attendono la sicurezza energetica regionale e globale attraverso le valutazioni dell’esperto energetico Mehmet Doğan, in un’analisi scritta per TRT.

Uno degli aspetti più importanti della guerra iniziata tra Israele, Stati Uniti e Iran e diffusasi rapidamente è l’infrastruttura energetica.  I raid sui centri energetici critici dei Paesi indicano un periodo pericoloso. Gli esperti sottolineano che per sostituire una turbina ad alta potenza colpita sono necessari almeno 6-7 anni e ritengono che, anche se la guerra dovesse finire, i suoi effetti si faranno sentire per molti anni.

La guerra, iniziata negli ultimi giorni di febbraio, si avvia a concludere la sua terza settimana. Numerose città iraniane, in particolare la capitale Teheran, sono state colpite duramente. La risposta dell’Iran  si e’ diretta non solo  verso  Israele, ma anche verso i Paesi del Golfo, considerati “obiettivi più facili”.

Fin dal primo giorno si è parlato spesso di obiettivi militari, di punti strategici e dello Stretto di Hormuz. Tuttavia, a partire dalla seconda settimana, le parti hanno iniziato a prendere di mira anche le infrastrutture civili per “costringere l’avversario ad arrendersi”.

Ad esempio, quando un porto strategico iraniano è stato colpito, si è visto in risposta il principale hub mondiale di GNL in Qatar avvolto dalle fiamme. Questi sviluppi hanno naturalmente effetti immediati sul campo. Tuttavia, la vera questione è che vengono gettati i semi di problemi i cui effetti si sentiranno anche negli anni a venire.

L’esperto energetico Mehmet Doğan ha spiegato  dettagliatamente quanto sia difficile, costoso e lungo ripristinare le infrastrutture critiche colpite.

“Il sistema era già in difficoltà con l’intelligenza artificiale”

Doğan afferma che alcune delle difficoltà odierne erano iniziate già prima della guerra. Condivide inoltre che, con il crescente impatto dell’intelligenza artificiale, si sono verificate interruzioni nella catena di approvvigionamento delle apparecchiature energetiche.

Ricorda che in passato i data center non avevano bisogno di quantità così elevate di energia come oggi. Tuttavia, con l’intelligenza artificiale, che esegue miliardi di operazioni, questo quadro si è completamente invertito. Aggiunge anche che l’infrastruttura energetica necessaria per alimentare questi data center non è ancora pronta.

Di conseguenza, le grandi aziende tecnologiche che costruiscono questi centri dati cercano soluzioni autonome. Doğan spiega che è emersa una strategia di costruire proprie turbine, produrre la propria energia  per non  dipendere da nessuno. Proprio per questo motivo, la domanda estremamente elevata di turbine e di produzione energetica aveva già sconvolto gli equilibri prima ancora dell’inizio della guerra.

Mehmet Doğan afferma che ora alla situazione attuale si è aggiunta anche la guerra tra Iran, Israele e Stati Uniti. Valutando l’attacco a Ras Laffan, in Qatar, considerato il più grande impianto di GNL al mondo, non si limita al presente ma analizza anche gli anni futuri:

“Il Qatar raffredda il gas naturale per produrre GNL, utilizzando turbine a gas e compressori. È stato annunciato che alcune unità chiamate ‘train’, che includono turbine a gas, sono state danneggiate.

Nel contesto attuale, i produttori indicano tempi di consegna di almeno 6-7 anni per una turbina a gas su larga scala. Per quelle più piccole questo periodo scende a circa 4 anni. Dopo la consegna, è necessario ulteriore tempo per l’installazione e i test.

Iran, Israele, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti o altri Paesi… non fa differenza. Anche se la guerra finisse oggi, ci vorranno molti anni perché questi Paesi possano ripristinare le infrastrutture energetiche danneggiate.

Alla già compromessa equazione energetica globale causata dall’intelligenza artificiale si è aggiunta la guerra. Distruggere l’infrastruttura gas-elettricità dell’Iran, con una popolazione superiore ai 90 milioni, e una possibile risposta attraverso i Paesi del Golfo significherebbe scatenare dinamiche fuori controllo.

‘Possiamo colpire tutta l’infrastruttura di produzione elettrica dell’Iran’ ha detto il presidente degli Stati Uniti Trump. Questo significherebbe aprire completamente una porta estremamente pericolosa. Se questo limite venisse superato, il mondo non riuscirebbe più a riprendersi. Spero che si possa raggiungere la pace prima che ciò accada e che tutti possano tirare un sospiro di sollievo.”