CULTURA
3 min di lettura
Aumentano le proteste e gli appelli al boicottaggio contro Israele prima dell'Eurovision
Prima del Concorso Eurovision della Canzone 2026, che si terrà a Vienna, capitale dell'Austria, dal 12 al 16 maggio, le proteste e gli appelli al boicottaggio contro la partecipazione di Israele stanno aumentando in tutta Europa.
Aumentano le proteste e gli appelli al boicottaggio contro Israele prima dell'Eurovision
L'emittente ospitante dell'Eurovision Song Contest tiene una conferenza stampa a Vienna. / Reuters

Mentre proseguono i preparativi per l’edizione numero 70 dell’Eurovision Song Contest, che si terrà a Vienna dal 12 al 16 maggio, le proteste e gli appelli al boicottaggio della partecipazione di Israele aumentano di giorno in giorno.

Nelle ultime settimane le reazioni non si sono limitate alle manifestazioni di strada, ma si sono riflesse anche nei campi della cultura, dei media e della politica.

Molti Paesi non trasmetteranno l’Eurovision

La RTVE, radio e televisione pubblica della Spagna — uno dei Paesi che ha accesso diretto alla finale — ha deciso di non trasmettere l’evento che dal 1961 veniva diffuso ininterrottamente, a seguito della decisione di boicottare la partecipazione di Israele. Anche l’Irlanda figura tra le nazioni che hanno sia boicottato sia rifiutato la trasmissione.

Tra i Paesi che hanno deciso di boicottare, la radiotelevisione pubblica slovena RTV SLO ha annunciato che, durante il periodo dell’Eurovision, trasmetterà programmi a tema "Voci della Palestina".

RTV SLO ha detto che proporrà film, documentari e programmi di analisi sulla questione palestinese.

Le reazioni crescono anche nei Paesi partecipanti

In Portogallo sedici artisti che hanno partecipato alle selezioni nazionali hanno dichiarato che, se scelti, si rifiuteranno di partecipare all’Eurovision. Gli artisti chiedono che la partecipazione di Israele, accusata di compiere atti genocidi a Gaza contro i palestinesi, venga respinta.

In Grecia il principale partito di opposizione, SYRIZA, ha chiesto al governo di ritirare la partecipazione per la presenza di Israele, criticando la "partnership strategica con il regime di (Benjamin) Netanyahu, che sta compiendo un genocidio a Gaza".

A Malta oltre 150 artisti e intellettuali hanno chiesto che il Paese si ritiri dall’Eurovision qualora Israele non venga escluso, e nella capitale La Valletta si è svolta una marcia di protesta con lo slogan "No music for genocide" ("Niente musica per il genocidio").

Alcuni membri del consiglio di amministrazione della radiotelevisione pubblica italiana RAI hanno sollecitato l’Unione europea di radiodiffusione (EBU) a dedicare spazio al tema palestinese nella manifestazione di quest’anno.

Intanto la VRT, emittente pubblica fiamminga del Belgio, trasmetterà, prima del concorso, programmi di approfondimento che esamineranno la partecipazione di Israele nel contesto degli "attacchi a Gaza", a seguito delle critiche rivolte alla sua presenza.

Appello al boicottaggio di massa da parte degli artisti

Nell’ambito della campagna "No Music for Genocide" è stata resa pubblica una lettera aperta firmata da oltre 1.000 artisti, nella quale si afferma che l’Eurovision non deve essere strumentalizzato per "coprire e normalizzare il genocidio compiuto da Israele nei confronti dei palestinesi".

Nella lettera si chiede inoltre all’EBU di escludere il broadcaster israeliano KAN dalla manifestazione.

Gli artisti ricordano che la Russia era stata esclusa a causa dell’aggressione all’Ucraina e definiscono un "doppio standard" l’eventuale mancata applicazione della stessa politica nei confronti di Israele.