Israele riapre il valico di Rafah per un numero limitato di pazienti provenienti da Gaza
La riapertura rigidamente controllata dell’unico valico di Gaza non gestito da Israele consente una mobilità medica limitata, mentre resta incerto un accesso umanitario più ampio.
Le autorità israeliane hanno dichiarato lunedì che il valico di Rafah, nella Striscia di Gaza, è stato riaperto in entrambe le direzioni per consentire il passaggio di pazienti palestinesi.
I media egiziani hanno confermato la notizia, riferendo che il valico permetterà il transito di circa 50 persone al giorno in ciascuna direzione.
Dopo che Israele aveva preso il controllo di questo punto di passaggio strategico durante la guerra a Gaza, quasi due anni fa, la sua parziale riapertura ha suscitato tra i palestinesi della Striscia un’attesa carica di apprensione per una riapertura più ampia del valico di Rafah.
Il confine è stato riaperto domenica in fase pilota, con rigide restrizioni, dopo mesi di appelli da parte delle organizzazioni umanitarie e sotto una crescente pressione internazionale.
L’emittente pubblica israeliana Kan ha riferito che lunedì si prevede il passaggio verso l’Egitto di circa 150 persone, di cui circa 50 pazienti, mentre si stima che altre 50 persone entreranno a Gaza.
È previsto che il valico resti operativo per circa sei ore al giorno.
«Al momento 200 pazienti sono in attesa»
Sul lato egiziano, le ambulanze si sono già messe in fila per effettuare le evacuazioni.
Il Ministero della Salute di Gaza ha riferito che circa 200 pazienti sono attualmente in attesa dell’autorizzazione a viaggiare.
Mohammed Nassir, rimasto ferito all’inizio della guerra e sottoposto all’amputazione di una gamba, ha dichiarato: «Il valico di Rafah è una linea di salvezza. Ho bisogno di un intervento chirurgico che non può essere effettuato a Gaza, ma che potrebbe essere eseguito all’estero».
Rafah è l’unico valico di Gaza che non passa attraverso Israele e da tempo rappresenta una via cruciale per l’assistenza umanitaria. Da quando le forze israeliane ne hanno assunto il controllo nel maggio 2024, il passaggio è rimasto chiuso, fatta eccezione per una breve e limitata riapertura avvenuta all’inizio di quest’anno.
Le organizzazioni umanitarie affermano che, nonostante il cessate il fuoco in vigore dal 10 ottobre, le condizioni a Gaza restano estremamente gravi.
Il COGAT, l’ente del Ministero della Difesa israeliano responsabile del coordinamento degli affari civili palestinesi, ha dichiarato che a partire da lunedì sarà consentito esclusivamente il movimento delle persone «in entrambe le direzioni», senza fornire indicazioni su un eventuale aumento significativo delle consegne di aiuti umanitari.
Gli ospedali egiziani pronti ad accogliere i pazienti provenienti da Gaza
Sul versante egiziano, l’emittente Cairo News ha riferito che il valico resterà «aperto 24 ore su 24» e che gli ospedali egiziani sono pronti ad accogliere i pazienti in arrivo dalla Striscia di Gaza.
La riapertura del valico è avvenuta dopo che Israele, la scorsa settimana, ha recuperato e sepolto i resti dell’ultimo ostaggio detenuto a Gaza, Ran Gvili, un passaggio che le autorità israeliane avevano in precedenza collegato a una graduale riapertura del valico di Rafah.
Nel frattempo, le operazioni militari israeliane sono proseguite, causando nel fine settimana la morte di decine di persone.
Mentre il valico tornava parzialmente operativo, gli attacchi israeliani non si sono fermati. La Protezione Civile di Gaza ha dichiarato che sabato almeno 32 persone sono rimaste uccise a seguito dei raid israeliani.
L’esercito israeliano ha affermato di aver colpito obiettivi dopo che combattenti sarebbero emersi da un tunnel a Rafah. Tuttavia, l’impossibilità per osservatori indipendenti di accedere regolarmente all’area assediata rende difficile verificare tali affermazioni.
Israele ha inoltre annunciato domenica la sospensione delle operazioni umanitarie a Gaza da parte di Medici Senza Frontiere (MSF), sostenendo che l’organizzazione si sarebbe rifiutata di fornire un elenco del proprio personale palestinese. MSF ha replicato che una simile richiesta metterebbe in pericolo i suoi operatori.
Nel frattempo, i leader di Egitto e Giordania hanno ribadito il loro rifiuto di qualsiasi iniziativa volta a trasferire i palestinesi fuori da Gaza, in un contesto di crescenti timori regionali secondo cui aperture limitate potrebbero mascherare piani più ampi di spostamento della popolazione.