Spagna appoggia l’inserimento dei Pasdaran nella lista delle organizzazioni terroristiche

Il ministro degli Esteri spagnolo ha affermato che l’Unione europea deve utilizzare “tutti gli strumenti a sua disposizione” per rispondere alla “repressione” in Iran e sostenere i manifestanti iraniani.

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Albares ha detto che la Spagna ha fin dall'inizio rivendicato rispetto per "la libertà di espressione e la libertà di manifestazione pacifica di tutti gli iraniani". / AFP

Il ministro degli Esteri spagnolo ha ribadito che Madrid sostiene “tutte le sanzioni” contro Teheran in risposta alla situazione interna dell’Iran, affermando inoltre l’appoggio della Spagna all’inserimento delle Guardie Rivoluzionarie iraniane nell’elenco delle organizzazioni terroristiche dell’Unione europea.

Intervenendo giovedì a Bruxelles, prima della riunione del Consiglio Affari Esteri, José Manuel Albares ha dichiarato che la posizione della Spagna è “chiara e immutata da tempo”.

“La Spagna sostiene attualmente tutte le sanzioni contro l’Iran”, ha affermato Albares, precisando che queste “includono naturalmente anche le misure che prevedono l’inserimento delle Guardie Rivoluzionarie nella lista delle organizzazioni terroristiche”.

Secondo il ministro, alla luce della situazione interna iraniana, vi è poco margine per ulteriori valutazioni. “Quando osserviamo ciò che accade in Iran, una repressione cieca e indiscriminata, arresti arbitrari e una situazione che desta una profonda preoccupazione, in particolare per le donne iraniane, l’Unione europea ha la responsabilità — e, permettetemi di dire, il dovere — di intervenire”, ha sottolineato.

Albares ha ricordato che la Spagna ha chiesto fin dall’inizio il rispetto della “libertà di espressione e di manifestazione pacifica di tutti gli iraniani”, elogiando al contempo il “grande coraggio” dei manifestanti.

Ribadendo che gli arresti arbitrari devono cessare, il ministro ha infine avvertito che “qualsiasi esecuzione capitale rappresenterebbe una vera e propria linea rossa per la Spagna e per l’Europa”.

Proteste mortali

L’Iran è stato attraversato da violente proteste scoppiate dopo gli eventi iniziati il 28 dicembre al Grand Bazaar di Teheran, innescati dal forte deprezzamento del rial e dal deterioramento delle condizioni economiche. Le manifestazioni si sono successivamente estese a numerose città del Paese.

Secondo l’agenzia statunitense Human Rights Activists News Agency (HRANA), almeno 6.126 persone hanno perso la vita nel corso delle proteste in tutta l’Iran.

I dati raccolti dall’HRANA indicano inoltre che, entro il trentesimo giorno di mobilitazioni a livello nazionale, il numero complessivo degli arresti ha raggiunto quota 41.880.

Le autorità iraniane hanno accusato Stati Uniti e Israele di sostenere “gruppi armati ribelli” con l’obiettivo di creare un pretesto per un intervento straniero, avvertendo che qualsiasi attacco statunitense provocherebbe una risposta “rapida e massiccia”.

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha più volte minacciato di “colpire duramente” l’Iran in caso di uccisione dei manifestanti, salvo poi lodare Teheran dopo l’annuncio della cancellazione di centinaia di esecuzioni precedentemente programmate.